Anche
quest’anno,
mentre tutti i riflettori mediatici sono puntati sulla crisi, sulla
disoccupazione, sull’instabilità politica, sui soliti problemi giudiziari di
Berlusconi, sul probabile sviluppo di un conflitto in Medio Oriente, gli
studenti italiani ritornano tra i banchi e si apprestano ad affrontare un nuovo
anno scolastico.
L’inizio
della scuola, purtroppo, implica un notevole sforzo economico da parte delle
famiglie degli studenti: bisogna provvedere al pagamento delle tasse
scolastiche, all’acquisto dei libri di testo, di tutto il materiale necessario
ed eventualmente alla spesa per gli abbonamenti per gli studenti pendolari che
raggiungono la scuola con i mezzi pubblici. Bisogna evidenziare, inoltre, che
le spese aumentano di anno in anno nonostante la crisi. I libri di testo, ad
esempio, costano inspiegabilmente di più da un anno all’altro oppure le case
editrici stampano nuove edizioni cambiando, di fatto, solo la copertina e
impedendo agli studenti di vendere i propri libri o comprarne altri di seconda
mano per l’anno successivo. Per non parlare dei poveri studenti pendolari
pugliesi che, dal 1 settembre, dovranno affrontare un aumento del 7% per
acquistare i biglietti di treni e autobus. Insomma,
il diritto allo studio… solo per chi può permetterselo!
Considerata
l’entità della spesa e dei costi dell’istruzione, ci si aspetterebbe un
importante intervento dello Stato a favore delle famiglie meno abbienti in modo
da garantire a tutti gli studenti le stesse possibilità ed eliminare gli
ostacoli di carattere economico che rendono impossibile l’uguaglianza tra i
cittadini (in accordo con l’articolo 3 della nostra Costituzione). Tuttavia,
secondo quanto emerge dal Rapporto Ocse sull’Educazione del 2012, l’Italia
investe solo il 4,7% del Pil e il
9% della spesa pubblica nell’istruzione (in contrasto con la media europea
rispettivamente del 5,8% e del 13%), posizionandosi agli ultimi posti della
classifica tra i Paesi europei, addirittura dopo la Bulgaria.
A
questo proposito, è importante riconoscere alcune misure positive contenute nel
decreto scuola approvato dal governo Letta negli ultimi giorni ma, ci
chiediamo, quanto denaro in più sarebbe stato investito nell’istruzione senza
l’inutile acquisto di cacciabombardieri F35 ed Eurofighter? Sono anni che gli studenti denunciano lo
spreco di risorse pubbliche destinate alle spese militari mentre si riducono i
fondi per le borse di studio, gli edifici scolastici cadono a pezzi e
diminuisce il numero di iscritti alle università. Per non parlare, poi, dei continui tagli che
si sono abbattuti in questi anni sul mondo della scuola, giustificati sempre
con la necessità di ridurre la spesa pubblica per affrontare la crisi. Eppure,
nello stesso arco di tempo, lo Stato ha continuato a finanziare le università
private, già beneficiarie delle alte rette pagate dai loro studenti-clienti. A
dimostrazione del fatto che, quando si vuole, le risorse si trovano!
Speriamo che il vergognoso e
subdolo attacco al diritto allo studio messo in atto dai governi che si sono
succeduti negli ultimi anni termini presto e, d’altro canto, continueremo ad
impegnarci affinché sia garantito a tutti i cittadini un livello di istruzione
dignitosa e adeguata.
Come
dimostrano importanti ricerche ed altri Paesi, per uscire dalla crisi bisogna
investire fortemente nell’istruzione, nella ricerca e nel futuro dei propri
giovani. Un Paese che mette in secondo piano i giovani e la scuola è un Paese
senza futuro. Oppure, come diceva Calvino, “Un
Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le
risorse mancano, o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce
l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno
solo da perdere”!.

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