venerdì 13 settembre 2013

SÌ AL DIRITTO ALLO STUDIO... PER CHI PUÒ PERMETTERSELO!

Anche quest’anno, mentre tutti i riflettori mediatici sono puntati sulla crisi, sulla disoccupazione, sull’instabilità politica, sui soliti problemi giudiziari di Berlusconi, sul probabile sviluppo di un conflitto in Medio Oriente, gli studenti italiani ritornano tra i banchi e si apprestano ad affrontare un nuovo anno scolastico.
L’inizio della scuola, purtroppo, implica un notevole sforzo economico da parte delle famiglie degli studenti: bisogna provvedere al pagamento delle tasse scolastiche, all’acquisto dei libri di testo, di tutto il materiale necessario ed eventualmente alla spesa per gli abbonamenti per gli studenti pendolari che raggiungono la scuola con i mezzi pubblici. Bisogna evidenziare, inoltre, che le spese aumentano di anno in anno nonostante la crisi. I libri di testo, ad esempio, costano inspiegabilmente di più da un anno all’altro oppure le case editrici stampano nuove edizioni cambiando, di fatto, solo la copertina e impedendo agli studenti di vendere i propri libri o comprarne altri di seconda mano per l’anno successivo. Per non parlare dei poveri studenti pendolari pugliesi che, dal 1 settembre, dovranno affrontare un aumento del 7% per acquistare i biglietti di treni e autobus. Insomma, il diritto allo studio… solo per chi può permetterselo!
Considerata l’entità della spesa e dei costi dell’istruzione, ci si aspetterebbe un importante intervento dello Stato a favore delle famiglie meno abbienti in modo da garantire a tutti gli studenti le stesse possibilità ed eliminare gli ostacoli di carattere economico che rendono impossibile l’uguaglianza tra i cittadini (in accordo con l’articolo 3 della nostra Costituzione). Tuttavia, secondo quanto emerge dal Rapporto Ocse sull’Educazione del 2012, l’Italia investe solo il 4,7% del Pil e il 9% della spesa pubblica nell’istruzione (in contrasto con la media europea rispettivamente del 5,8% e del 13%), posizionandosi agli ultimi posti della classifica tra i Paesi europei, addirittura dopo la Bulgaria.
A questo proposito, è importante riconoscere alcune misure positive contenute nel decreto scuola approvato dal governo Letta negli ultimi giorni ma, ci chiediamo, quanto denaro in più sarebbe stato investito nell’istruzione senza l’inutile acquisto di cacciabombardieri F35 ed Eurofighter?  Sono anni che gli studenti denunciano lo spreco di risorse pubbliche destinate alle spese militari mentre si riducono i fondi per le borse di studio, gli edifici scolastici cadono a pezzi e diminuisce il numero di iscritti alle università.  Per non parlare, poi, dei continui tagli che si sono abbattuti in questi anni sul mondo della scuola, giustificati sempre con la necessità di ridurre la spesa pubblica per affrontare la crisi. Eppure, nello stesso arco di tempo, lo Stato ha continuato a finanziare le università private, già beneficiarie delle alte rette pagate dai loro studenti-clienti. A dimostrazione del fatto che, quando si vuole, le risorse si trovano!
Speriamo che il vergognoso e subdolo attacco al diritto allo studio messo in atto dai governi che si sono succeduti negli ultimi anni termini presto e, d’altro canto, continueremo ad impegnarci affinché sia garantito a tutti i cittadini un livello di istruzione dignitosa e adeguata.

Come dimostrano importanti ricerche ed altri Paesi, per uscire dalla crisi bisogna investire fortemente nell’istruzione, nella ricerca e nel futuro dei propri giovani. Un Paese che mette in secondo piano i giovani e la scuola è un Paese senza futuro. Oppure, come diceva Calvino, “Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano, o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere”!.

Nessun commento:

Posta un commento