giovedì 28 aprile 2016

IL TRUMP(OLINO) PER LA VERGOGNA

A quanto pare l’aria che tira nel Nuovo Mondo non è delle migliori, già nel precedente numero, tristemente, abbiamo dovuto constatare la sconfitta dei chavisti di Maduro in Venezuela; non che ci fossero grandi speranze per gli U.S.A., ma quel Bernie Sanders, che era arrivato addirittura a definirsi “socialista”, (accaparrandosi l’appoggio dei più giovani), convinceva e sembrava quasi un cerino di speranza nella patria del capitalismo moderno.
Invece no, questa volta il magnate newyorkese Donald Trump, fa sul serio, niente scherzi o minacce, sta davvero correndo per diventare quello che chiamano “l’uomo più potente del mondo” e la cosa peggiore è che ci sta riuscendo! Si è presentato tra le fila dei repubblicani, ma nessuno credeva che potesse spuntarla. Infatti il prescelto era il giovane Marco Rubio, di origini cubane, a suo modo moderato e apprezzato dal suo partito. Ahimè, il povero Rubio è quasi fuori dai giochi, la sfida repubblicana ormai è palesemente limitata a Ted Cruz, (e non si sa quanto sarebbe auspicabile una sua vittoria, considerate le sue posizioni estremistiche), e il vecchio imprenditore americano.
Beh, non c’è che dire, sta facendo una campagna elettorale strepitosa: urla, si arrabbia, sbeffeggia i suoi avversari, ha litigato perfino con Papa Francesco e, come ciliegina sulla torta, cita un fascista. Bisogna rifletterci ancora a lungo? No, non è affatto il caso. Trump si configura come il perfetto rappresentate di un gruppo sociale ignorante, xenofobo, razzista e privo di valori, un gruppo sociale che si sperava non fosse così ampio negli Stati Uniti d’America, il paese di quelli che sono così “emancipati” da permettersi di “esportare la democrazia” (con tanto di caccia e carri armati).
La situazione appare disastrosa, visto che l’alternativa democratica, considerate le limitate possibilità di Sanders, sarebbe Hillary Clinton. E mentre da noi, negli Stati “uniti” d’Europa, stanno facendo della Grecia un enorme campo profughi, il ricco Donald tira fuori il petto, promette un muro tra U.S.A. e Messico e scava un fossato per non far passare immigrati di fede islamica, fatti per cui lo stesso pontefice l’aveva richiamato, sottolineandone lo spirito anti-cristiano.
Insomma, se il magnate dovesse spuntarla ci sarebbe da preoccuparsi, in quanto oltre alle sue posizioni razziste, sicuramente poco genuine per un paese come gli U.S.A., che presenta una grandissima parte della popolazione di origine afro-americana, ci sarebbero da valutare attentamente anche i rapporti che il potenziale presidente costruirebbe con gli Stati esteri (proprio adesso che si credeva di aver scritto l’ultimo capitolo della guerra fredda con il disgelo definitivo tra Cuba e gli U.S.A).

La squallida campagna elettorale populista e ultra-conservatrice del vecchio imprenditore sguazza benissimo nel letamaio, che anni di sfrenato capitalismo economico e ideologico hanno creato negli Stati Uniti, avvicinando tutto il mondo al rischio di portare indietro le lancette della storia. Speriamo che questo non sia il Trump(olino) di una nuova e triste vergogna per l’umanità.

martedì 19 aprile 2016

Sventiamo l'attentato alla democrazia

Pochi giorni fa, nella seconda ed ultima votazione, la Camera dei Deputati si è espressa favorevolmente sul ddl Renzi-Boschi, pertanto entrerà in vigore una riforma costituzionale che stravolgerà completamente la Costituzione del 1948, nata dalla Resistenza. Serie perplessità sorgono sia in merito al contenuto del ddl sia in merito al metodo con il quale è stato presentato, come sottolineano i maggiori costituzionalisti.
Per quanto riguarda le modifiche introdotte, la più significativa è quella che decreta la fine del bicameralismo perfetto: il Senato della Repubblica diventa “Senato delle autonomie” e cessa di avere gli stessi poteri della Camera dei Deputati, l’unica camera che continuerà ad esercitare pienamente la funzione legislativa. Il Senato, invece, sarà costituito da sindaci e consiglieri regionali, eletti solo indirettamente dal popolo e per un ruolo diverso da quello che andranno a ricoprire. Tutto questo incide profondamente sul principio della rappresentanza, sul quale la nostra Costituzione si fonda, e sugli equilibri del sistema istituzionale.
Si è detto che la riforma mira a ridurre i costi e a semplificare i procedimenti burocratici, nonché a garantire maggior rappresentanza alle Regioni. Ebbene i costi restano, i procedimenti legislativi non saranno semplificati e aumenteranno considerevolmente i conflitti tra Stato e Regioni sulle materie di rispettiva competenza.

Il vero obiettivo della riforma è spostare l’asse istituzionale a favore dell’esecutivo, concentrando nelle mani del governo i maggiori poteri, come dimostra l’introduzione nella Costituzione di un governo dominus delle agende parlamentari. Il quadro risulta aggravato dall’approvazione dell’Italicum, la legge elettorale fortemente voluta dal governo Renzi, che aggiunge all’azzeramento della rappresentatività del Senato l’indebolimento radicale della rappresentatività della Camera dei Deputati. Infatti, il premio di maggioranza concesso alla singola lista e il voto bloccato sui capilista consegnano la Camera nelle mani del leader del partito vincente nella competizione elettorale, secondo il modello dell’uomo solo al comando. Si tratta di una chiara e pericolosissima svolta autoritaria, che mina le fondamenta della nostra Carta fondamentale e che risulta inaccettabile perché attuata da un Parlamento eletto con una legge elettorale (il Porcellum) dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale.
Date l’estrema gravità della riforma e l’arroganza di un Governo che pensa di stravolgere in tal modo la Costituzione, tenendo conto del parere di Verdini più che di quello dei cittadini, è fondamentale la partecipazione al referendum che si terrà il prossimo autunno. É auspicabile una collaborazione di tutte le forze realmente democratiche, che miri prima di tutto ad informare i cittadini sul contenuto delle riforme, troppo spesso tralasciato dai media nazionali influenzati dal Governo.
È ora di opporsi a questo inaccettabile attacco ai principi democratici, duramente conquistati e oggi in serio pericolo. È ora di far sentire la propria voce: appuntamento al prossimo referendum!


giovedì 18 febbraio 2016

IL MINISTRO MEDIOCRITA'

Il Ministro del Lavoro Poletti continua a bersagliare il mondo accademico e riesce a
inimicarsi anche i ricercatori universitari italiani. Infatti, alla legittima richiesta delll'ADI
(Associazione Dottorandi e dottori di ricerca Italiani) che chiedeva la possibilità di
estendere la DIS-COLL (ammortizzatore sociale per i precari) anche agli assegnisti di
ricerca, il Ministro del Lavoro ha risposto picche, sostenendo incredibilmente che “i
ricercatori non sono lavoratori”. Una dichiarazione che rende l'idea di quanto il Ministro in questione sia lontano dalla realtà sulla quale è chiamato a decidere: per chi non lo sapesse, anche a fronte degli indiscriminati tagli attuati su Università e ricerca, a molti assegnisti sono demandate, oltre alle legittime attività di ricerca, anche attività di insegnamento, tutoraggio e via discorrendo, pur non avendo alcun riconoscimento per il proprio ruolo di “architrave” informale, una sorta di “toppa umana”, per sopperire alle carenze ormai strutturali di personale e risorse dei nostri atenei. Il 48% del personale che si occupa di didattica e di ricerca nelle università è precario e si vede così negato anche il diritto ad ammortizzatori sociali. Ma i ricercatori non sono stati l'unico bersaglio.
Lo stesso Ministro a fine novembre 2015 aveva affermato con estrema superfiialità che: “laurearsi con 110 e lode a 28 anni non serve a un fico”, senza minimamente tenere in considerazione le diverse condizioni di partenza degli studenti, molti dei quali costretti anche a lavorare, spesso sottopagati o in nero, per potersi mantenere agli studi e pagare rette universitarie tra le più alte d’Europa a fronte di servizi qualitativamente scadenti.
A livello sostanziale infatti il diritto allo studio è scarsamente garantito in quanto in molti Atenei le di borse di studio e il numero di alloggi studenteschi disponibili non soddisfano la totalità delle richieste degli aventi diritto, pertanto vi sono studenti costretti ad enormi sacrifici, non solo economici, per poter proseguire il loro percorso formativo.
Un Ministro del Lavoro serio e competente dovrebbe interrogarsi sul perchè la realtà occupazionale italiana non riesce ad assorbire e valorizzare i neolaureati e impegnarsi a fondo nel cercare di ricomporre l'enorme frattura creatasi tra sistema accademico e mercato del lavoro e non  bacchettare gli studenti, già penalizzati da una situazione inqualificabile delle università pubbliche.
Un governo che voglia davvero investire sui giovani dovrebbe chiedersi come coniugare le competenze richieste oggi dal mercato del lavoro nei diversi settori produttivi con le esigenze formative degli studenti universitari.
Un Paese all'avanguardia, invece di tagliare i fondi, dovrebbe incentivare la cultura e il sapere, a maggior ragione in un periodo come quello che stiamo attraversando, per favorire attraverso la ricerca di eccellenze nei settori strategici l'uscita da una crisi economica e sociale che sembra interminabile.
Ma in Italia non accade nulla di tutto questo, si preferisce stigmatizzare gli studenti che provano con enormi difficoltà a costruirsi un futuro a partire da un brillante percorso accademico, invitandoli invece a “volre basso”, alla mediocrità.

Già... mediocrità, il termine che meglio connota le caratteristiche di questa classe dirigente.


Articolo estratto da La Scintilla di Febbraio. Per scaricare il giornale completo clicca qui.