venerdì 27 maggio 2016

Ancora caos nell’Istruzione: borse di studio e prove invalsi

“Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza.”
(Quaderni del carcere, Gramsci Antonio)

Lo sforzo, la noia e anche la sofferenza. Beh sì, così scriveva Antonio Gramsci nei suoi Quaderni del carcere. E ahimè (nonostante siano parole forti) gli studenti lo sanno, è vero che lo studio dev’essere anche un gioco per certi versi, come diceva Platone, ma è soprattutto impegno, sudore e fatica. Se a questo aggiungiamo una società civile fatta di disuguaglianze, la questione si intrica ulteriormente. E se alle disuguaglianze si somma uno Stato che invece di livellare,  smussare e ammortizzare le diversità economiche va ulteriormente ad inasprire queste non adempiendo ai propri compiti? Ecco, è proprio quello che si è verificato da noi, in Puglia, nel corrente anno accademico.
Graduatorie alla mano per il bando Benefici e Servizi Adisu 2015-2016, ma i soldi ancora non si vedono. Il tutto ovviamente a discapito degli studenti risultati idonei al bando, che rischiano di impelagarsi realmente in un disagio economico ostativo nei confronti del loro percorso di studi accademico.
Dunque alla già nota inadeguatezza e disorganizzazione delle sedi universitarie locali si aggiunge un frontale attacco al welfare, che altro non fa se non accrescere le divergenze economiche, favorendo sempre più una formazione di classe in opposizione a quello che chiamiamo “diritto allo studio”.
Nonostante ciò, in soccorso dei poveri studenti risultati idonei è fortunatamente intervenuta la Regione Puglia, il cui Presidente, Michele Emiliano, ha rassicurato tutti che le borse di studio saranno erogate entro il 30 Giugno.
Ma non è finita qui, perché di fronte all’incapacità del Governo di adempiere ai propri doveri nei confronti degli studenti pugliesi, si calca la mano su quello che appare uno dei cardini della cosiddetta Buona Scuola (che come si è constatato in passato di buono ha ben poco), ovvero le fatidiche prove invalsi. Non a caso proprio nel mese di Maggio questi quizzoni nozionistici sono stati vomitati sugli studenti italiani di scuole elementari e superiori con la solita pretesa di catalogare gli allievi non sulla base delle loro competenze e conoscenze, ma puramente su nozioni che ben poco danno effettivamente al bagaglio conoscitivo dei nostri ragazzi. Il tutto indubbiamente non a costo zero.

Insomma la scuola e lo studio sono sforzo e anche noia e, leggendo tra le righe, sofferenza, ma, come asseriva Gramsci, è un impegno finalizzato all’abbattimento delle barriere di ogni tipo, un impegno che uno studente deve sopportare non solo per sé stesso, ma anche, in un’ottica più ampia, per tutta la società civile, ormai continuamente vessata da questa interminabile guerriglia al welfare. E uno Stato non può e non deve permettersi di depauperare indirettamente il patrimonio conoscitivo dei suoi allievi, ma anzi dovrebbe favorirne e incentivarne la preparazione affinché questi non vengano lasciati soli in questo sforzo laborioso e impegnativo, ma sicuramente necessario e indispensabile al Paese.

venerdì 6 maggio 2016

L'estate è alle porte ma della programmazione neanche l'ombra

La “programmazione”, in tutte le sue coniugazioni o sfumature, non è mai stata un punto forte dell’Amministrazione Spina.
E’ per questo, probabilmente, che nel corso di questi anni troppo spesso ci si è ritrovati a far fronte a debiti fuori bilancio ingenerati da situazioni di “somma urgenza”, imposti dalla necessità di risolvere gravi problematiche che, al contrario, sarebbe stato meglio prevenire sin da subito (si pensi agli interventi sulla processionaria, ai rattoppi del manto stradale in alcune zone del paese, ecc.).
E così, mentre Molfetta annuncia in pompa magna i primi nomi altisonanti di un cartellone estivo da far rabbrividire persino il capoluogo regionale, la nostra Bisceglie, ahimè come al solito, rimane silente.
Dovremmo forse ridurci per l’ennesimo anno a vedere annunciate iniziative o concerti che in realtà poi non si terranno.
Dovremmo forse ridurci ancora una volta ad annunciare il cartellone estivo a luglio, magari infarcendolo di sagre e festicciole di breve respiro?
Speriamo davvero di no.
I vantaggi derivanti dall’annunciare con largo anticipo gli eventi estivi sono evidenti: qualsiasi turista che trovandosi a prenotare le proprie vacanze estive nei mesi di aprile/maggio, dovesse imbattersi in un festival o nell’annuncio di un concerto o di un evento di grido a Bisceglie, potrebbe, anche solo per questo motivo, decidere di trascorrere le sue vacanze estive nella nostra città, scoprendone le sue bellezze.

Ed allora si parta subito con la programmazione estiva, con nomi all’altezza della storia culturale che ha sempre contraddistinto la nostra città, magari delocalizzando gli eventi in tutta la città, senza esclusione di alcun quartiere, in maniera tale da rilanciare l’economia del paese.

giovedì 28 aprile 2016

IL TRUMP(OLINO) PER LA VERGOGNA

A quanto pare l’aria che tira nel Nuovo Mondo non è delle migliori, già nel precedente numero, tristemente, abbiamo dovuto constatare la sconfitta dei chavisti di Maduro in Venezuela; non che ci fossero grandi speranze per gli U.S.A., ma quel Bernie Sanders, che era arrivato addirittura a definirsi “socialista”, (accaparrandosi l’appoggio dei più giovani), convinceva e sembrava quasi un cerino di speranza nella patria del capitalismo moderno.
Invece no, questa volta il magnate newyorkese Donald Trump, fa sul serio, niente scherzi o minacce, sta davvero correndo per diventare quello che chiamano “l’uomo più potente del mondo” e la cosa peggiore è che ci sta riuscendo! Si è presentato tra le fila dei repubblicani, ma nessuno credeva che potesse spuntarla. Infatti il prescelto era il giovane Marco Rubio, di origini cubane, a suo modo moderato e apprezzato dal suo partito. Ahimè, il povero Rubio è quasi fuori dai giochi, la sfida repubblicana ormai è palesemente limitata a Ted Cruz, (e non si sa quanto sarebbe auspicabile una sua vittoria, considerate le sue posizioni estremistiche), e il vecchio imprenditore americano.
Beh, non c’è che dire, sta facendo una campagna elettorale strepitosa: urla, si arrabbia, sbeffeggia i suoi avversari, ha litigato perfino con Papa Francesco e, come ciliegina sulla torta, cita un fascista. Bisogna rifletterci ancora a lungo? No, non è affatto il caso. Trump si configura come il perfetto rappresentate di un gruppo sociale ignorante, xenofobo, razzista e privo di valori, un gruppo sociale che si sperava non fosse così ampio negli Stati Uniti d’America, il paese di quelli che sono così “emancipati” da permettersi di “esportare la democrazia” (con tanto di caccia e carri armati).
La situazione appare disastrosa, visto che l’alternativa democratica, considerate le limitate possibilità di Sanders, sarebbe Hillary Clinton. E mentre da noi, negli Stati “uniti” d’Europa, stanno facendo della Grecia un enorme campo profughi, il ricco Donald tira fuori il petto, promette un muro tra U.S.A. e Messico e scava un fossato per non far passare immigrati di fede islamica, fatti per cui lo stesso pontefice l’aveva richiamato, sottolineandone lo spirito anti-cristiano.
Insomma, se il magnate dovesse spuntarla ci sarebbe da preoccuparsi, in quanto oltre alle sue posizioni razziste, sicuramente poco genuine per un paese come gli U.S.A., che presenta una grandissima parte della popolazione di origine afro-americana, ci sarebbero da valutare attentamente anche i rapporti che il potenziale presidente costruirebbe con gli Stati esteri (proprio adesso che si credeva di aver scritto l’ultimo capitolo della guerra fredda con il disgelo definitivo tra Cuba e gli U.S.A).

La squallida campagna elettorale populista e ultra-conservatrice del vecchio imprenditore sguazza benissimo nel letamaio, che anni di sfrenato capitalismo economico e ideologico hanno creato negli Stati Uniti, avvicinando tutto il mondo al rischio di portare indietro le lancette della storia. Speriamo che questo non sia il Trump(olino) di una nuova e triste vergogna per l’umanità.

martedì 19 aprile 2016

Sventiamo l'attentato alla democrazia

Pochi giorni fa, nella seconda ed ultima votazione, la Camera dei Deputati si è espressa favorevolmente sul ddl Renzi-Boschi, pertanto entrerà in vigore una riforma costituzionale che stravolgerà completamente la Costituzione del 1948, nata dalla Resistenza. Serie perplessità sorgono sia in merito al contenuto del ddl sia in merito al metodo con il quale è stato presentato, come sottolineano i maggiori costituzionalisti.
Per quanto riguarda le modifiche introdotte, la più significativa è quella che decreta la fine del bicameralismo perfetto: il Senato della Repubblica diventa “Senato delle autonomie” e cessa di avere gli stessi poteri della Camera dei Deputati, l’unica camera che continuerà ad esercitare pienamente la funzione legislativa. Il Senato, invece, sarà costituito da sindaci e consiglieri regionali, eletti solo indirettamente dal popolo e per un ruolo diverso da quello che andranno a ricoprire. Tutto questo incide profondamente sul principio della rappresentanza, sul quale la nostra Costituzione si fonda, e sugli equilibri del sistema istituzionale.
Si è detto che la riforma mira a ridurre i costi e a semplificare i procedimenti burocratici, nonché a garantire maggior rappresentanza alle Regioni. Ebbene i costi restano, i procedimenti legislativi non saranno semplificati e aumenteranno considerevolmente i conflitti tra Stato e Regioni sulle materie di rispettiva competenza.

Il vero obiettivo della riforma è spostare l’asse istituzionale a favore dell’esecutivo, concentrando nelle mani del governo i maggiori poteri, come dimostra l’introduzione nella Costituzione di un governo dominus delle agende parlamentari. Il quadro risulta aggravato dall’approvazione dell’Italicum, la legge elettorale fortemente voluta dal governo Renzi, che aggiunge all’azzeramento della rappresentatività del Senato l’indebolimento radicale della rappresentatività della Camera dei Deputati. Infatti, il premio di maggioranza concesso alla singola lista e il voto bloccato sui capilista consegnano la Camera nelle mani del leader del partito vincente nella competizione elettorale, secondo il modello dell’uomo solo al comando. Si tratta di una chiara e pericolosissima svolta autoritaria, che mina le fondamenta della nostra Carta fondamentale e che risulta inaccettabile perché attuata da un Parlamento eletto con una legge elettorale (il Porcellum) dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale.
Date l’estrema gravità della riforma e l’arroganza di un Governo che pensa di stravolgere in tal modo la Costituzione, tenendo conto del parere di Verdini più che di quello dei cittadini, è fondamentale la partecipazione al referendum che si terrà il prossimo autunno. É auspicabile una collaborazione di tutte le forze realmente democratiche, che miri prima di tutto ad informare i cittadini sul contenuto delle riforme, troppo spesso tralasciato dai media nazionali influenzati dal Governo.
È ora di opporsi a questo inaccettabile attacco ai principi democratici, duramente conquistati e oggi in serio pericolo. È ora di far sentire la propria voce: appuntamento al prossimo referendum!


giovedì 18 febbraio 2016

IL MINISTRO MEDIOCRITA'

Il Ministro del Lavoro Poletti continua a bersagliare il mondo accademico e riesce a
inimicarsi anche i ricercatori universitari italiani. Infatti, alla legittima richiesta delll'ADI
(Associazione Dottorandi e dottori di ricerca Italiani) che chiedeva la possibilità di
estendere la DIS-COLL (ammortizzatore sociale per i precari) anche agli assegnisti di
ricerca, il Ministro del Lavoro ha risposto picche, sostenendo incredibilmente che “i
ricercatori non sono lavoratori”. Una dichiarazione che rende l'idea di quanto il Ministro in questione sia lontano dalla realtà sulla quale è chiamato a decidere: per chi non lo sapesse, anche a fronte degli indiscriminati tagli attuati su Università e ricerca, a molti assegnisti sono demandate, oltre alle legittime attività di ricerca, anche attività di insegnamento, tutoraggio e via discorrendo, pur non avendo alcun riconoscimento per il proprio ruolo di “architrave” informale, una sorta di “toppa umana”, per sopperire alle carenze ormai strutturali di personale e risorse dei nostri atenei. Il 48% del personale che si occupa di didattica e di ricerca nelle università è precario e si vede così negato anche il diritto ad ammortizzatori sociali. Ma i ricercatori non sono stati l'unico bersaglio.
Lo stesso Ministro a fine novembre 2015 aveva affermato con estrema superfiialità che: “laurearsi con 110 e lode a 28 anni non serve a un fico”, senza minimamente tenere in considerazione le diverse condizioni di partenza degli studenti, molti dei quali costretti anche a lavorare, spesso sottopagati o in nero, per potersi mantenere agli studi e pagare rette universitarie tra le più alte d’Europa a fronte di servizi qualitativamente scadenti.
A livello sostanziale infatti il diritto allo studio è scarsamente garantito in quanto in molti Atenei le di borse di studio e il numero di alloggi studenteschi disponibili non soddisfano la totalità delle richieste degli aventi diritto, pertanto vi sono studenti costretti ad enormi sacrifici, non solo economici, per poter proseguire il loro percorso formativo.
Un Ministro del Lavoro serio e competente dovrebbe interrogarsi sul perchè la realtà occupazionale italiana non riesce ad assorbire e valorizzare i neolaureati e impegnarsi a fondo nel cercare di ricomporre l'enorme frattura creatasi tra sistema accademico e mercato del lavoro e non  bacchettare gli studenti, già penalizzati da una situazione inqualificabile delle università pubbliche.
Un governo che voglia davvero investire sui giovani dovrebbe chiedersi come coniugare le competenze richieste oggi dal mercato del lavoro nei diversi settori produttivi con le esigenze formative degli studenti universitari.
Un Paese all'avanguardia, invece di tagliare i fondi, dovrebbe incentivare la cultura e il sapere, a maggior ragione in un periodo come quello che stiamo attraversando, per favorire attraverso la ricerca di eccellenze nei settori strategici l'uscita da una crisi economica e sociale che sembra interminabile.
Ma in Italia non accade nulla di tutto questo, si preferisce stigmatizzare gli studenti che provano con enormi difficoltà a costruirsi un futuro a partire da un brillante percorso accademico, invitandoli invece a “volre basso”, alla mediocrità.

Già... mediocrità, il termine che meglio connota le caratteristiche di questa classe dirigente.


Articolo estratto da La Scintilla di Febbraio. Per scaricare il giornale completo clicca qui.

venerdì 12 febbraio 2016

LE RESPONSABILITA’ OCCIDENTALI NELLA POLVERIERA MEDIO ORIENTALE

Il 16 gennaio 2016 ricorreva il 25° anniversario dalla prima invasione dell’Iraq da parte degli Usa, invasione che ha inaugurato la fase ininterrotta di conflitti ed instabilità politica in cui, ancora oggi, siamo pienamente immersi.
A partire da quel momento si sono susseguite una serie di guerre, portate avanti dagli americani e dai Paesi occidentali loro alleati, con lo scopo dichiarato di “esportare la democrazia”, liberare le popolazioni del Medio Oriente da feroci dittature e combattere il terrorismo.
Così sono state giustificate le guerre in Iraq, Afghanistan, Libia. Conflitti dietro i quali si celavano ben altro tipo di motivazioni! L’unico interesse dei Paesi occidentali in Medio Oriente è sempre stato di natura economica: l’obiettivo era porre sotto la propria influenza i pozzi petroliferi e le fonti di energia. Questi conflitti, oltre ad aver provocato un'ingente perdita di vite umane e un diffuso disagio sociale, non hanno fatto altro che incrementare l’instabilità politica in questi Paesi, che spesso non riescono a formare solidi governi e dove ormai hanno acquisito un potere sempre maggiore i fondamentalisti islamici, prima quanto meno tenuti a bada dai precedenti dittatori. Gli scellerati interventi militari hanno, quindi, favorito i gruppi terroristici anzi che combatterli!
E' questo il caso dell’Isis, che ha sconvolto il mondo occidentale soprattutto in seguito agli attentati di Parigi del 13 novembre 2015 e che si è imposto nei Paesi già destabilizzati dalle guerre degli anni precedenti. Si tratta di uno dei movimenti più oscurantisti che l’umanità abbia mai conosciuto: il loro obiettivo è fondare uno stato islamico in cui la Shari’a sia legge di Stato e colonne portanti della loro folle ideologia sono la riduzione in schiavitù delle donne e il disprezzo per ogni cultura diversa, come dimostra la distruzione di alcuni dei siti archeologici più importanti al mondo (Ninive, Nimrud, Palmira...). Vittime dei loro attentati sono tanto gli occidentali quanto gli stessi arabi che si rifiutano di aderire al loro progetto di conquista. Rapimenti ed esecuzioni di massa in Siria o nel territorio abitato dai Curdi sono all’ordine del giorno, ragion per cui il flusso migratorio da questi paesi verso l’Europa è aumentato in modo esponenziale negli ultimi mesi. L’Isis, tuttavia, è figlio dei Paesi occidentali e degli stessi Paesi islamici (Arabia Saudita e Turchia in primis) che lo hanno armato nella speranza che potesse rovesciare il regime “nemico” di Assad in Siria, alleato strategico della Russia. La fitta rete di interessi occidentali in Medio Oriente, inoltre, si è sovrapposta alle tensioni già esistenti tra sunniti e sciiti in questa parte del mondo, che oggi risultano certamente esasperate. Il risultato è uno scenario politico di perenne conflitto, in cui sono presenti tutte le basi per lo scoppio di una terza guerra mondiale.
È evidente che oggi sia più che mai urgente un cambio di rotta nella politica internazionale. Per prima cosa, se è vero che esiste una Organizzazione delle Nazioni Unite, questa dovrebbe imporre delle sanzioni a tutti gli stati che continuano a vendere armi al Califfato. In secondo luogo, bisognerebbe avviare un negoziato per risolvere la delicata situazione in Medio Oriente e in Siria, che abbia come obiettivo primario la sconfitta del Califfato e non l’imposizione di un governo “amico”. É importante comprendere che l’Isis non può essere sconfitto da singole nazioni, ma solo da una strategia politica internazionale unitaria. A tal fine, gli Usa e l’Europa dovrebbero abbandonare le ostilità contro la Russia e comprendere che senza il suo apporto fondamentale non si può raggiungere la pace.

Quanto a lungo sarebbe durato il nazismo se Roosvelt, Churchill e Stalin, non avessero adottato una strategia comune? O si avvia un processo di pace o si continua a convivere con scenari di guerra, illudendoci, egoisticamente, che tutto questo non possa mai avere influenza anche sulle nostre vite.



Articolo estratto da La Scintilla di Febbraio. Per scaricare il giornale completo clicca qui.

martedì 9 febbraio 2016

ITALICUM E NUOVO SENATO: UNA DEFORMAZIONE DA RISOLVERE

Il Referendum Costituzionale su cui si andrà al voto con tutta probabilità nell’autunno 2016 è certamente uno dei massimi appuntamenti politici degli ultimi anni: non si tratta infatti di semplici “beghe da quartierino” cui la cittadinanza biscegliese è ahimè abituata ad assistere, ma di un’occasione per rivendicare e tutelare alcuni principi cardine della nostra Costituzione, utilizzata come parafulmine da partiti di stampo quasi autoritario a dispetto del nome che portano.
Una Costituzione partorita da politici brillanti come Togliatti o De Gasperi, volutamente di storia e provenienza differente in maniera tale da rappresentare la totalità del popolo italiano, rischia di essere stravolta da Renzi, la Boschi o Verdini.
La prima anomalia della riforma oggetto del referendum risiede proprio nel modo con cui è stata partorita.
Una riforma di tale importanza, infatti, sarebbe dovuta provenire dall’iniziativa parlamentare, e non dalla volontà del Presidente del Consiglio Renzi e del Ministro per le Riforme Boschi; il che ha determinato gravissime interferenze da parte dei due sulla libertà di coscienza dei parlamentari in sede di assemblea.
Non va dimenticato, inoltre, la singolarità che la legge costituzionale oggetto di referendum sia stata proprio approvata nel corso di una legislatura che, alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 1 del 2014 – dichiarativa dell’incostituzionalità di talune norme del c.d. Porcellumè di fatto stata dichiarata illegittima.
Entrando nel merito della legge inoltre, non possiamo che essere contrari a principi quali “la fine del bicameralismo perfetto”, “la riduzione delle funzioni del Senato e la sua stessa composizione”, che comporteranno uno stravolgimento del modo con cui emanare le leggi, un eccessivo potere nelle mani del Governo ed una definitiva usurpazione dei diritti di rappresentanza dei cittadini, ai quali sarà vietato scegliere i senatori e resa più difficoltosa la possibilità di promuovere referendum e leggi di iniziativa popolare.
La Costituzione Repubblicana va quindi tutelata con forza e, così come noi comunisti in passato abbiamo fatto rispetto agli attacchi che provenivano da partiti di centrodestra, allo stesso modo ci vediamo ora costretti a fare rispetto all’offensiva di Renzi e del Governo PD.
Renzi ha dichiarato che se dovesse perdere il Referendum si ritirerebbe dalla politica: quale occasione migliore per mandarlo a casa?

L’auspicio del PCdI di Bisceglie, dunque, è che tutta la sinistra cittadina e le associazioni civiche locali possano unirsi dando vita ad un comitato per il No alla riforma Boschi ampio, aperto e partecipato, che scongiuri gli attacchi al diritto di voto ed alla democrazia.


Articolo estratto da La Scintilla di Febbraio. Per scaricare il giornale completo clicca qui.

martedì 5 gennaio 2016

Maduro-Giulio Cesare ed il tradimento del Venezuela

“Allora cadi, o Cesare”
Giulio Cesare, William Shakespeare, 1599
E allora Cesare cadde, pronunciando le sue ultime, fatali parole, tra pugnalate del suo prediletto Bruto, per cui tanto aveva fatto, e aprendo la strada al cruento scontro tra Ottaviano e Marcantonio.
Eh si, così vuole la storia. Ma Marcantonio non era Cesare, come Maduro non è Chavez.
Nelle elezioni del Dicembre 2015 il delfino di Hugo Chavez ha visto calare esponenzialmente i suoi consensi, ha visto pugnalare dai Venezuelani quanto di buono ha fatto il socialismo bolivarista per il loro paese.
La coalizione antichavista, Mesa de Unidad Democratica (MUD), si è accaparrata, grazie a elezioni democratiche, la supermaggioranza dei due terzi del Parlamento, ovvero 122 seggi contro i soli 55 seggi ottenuti dal Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) capeggiato da Maduro.
Ingratitudine? Forse, o per lo meno in parte. Più probabilmente la causa della disfatta di Nicolas Maduro è stata la massiccia pressione mediatica tesa a destabilizzare l’esecutivo (processo di avvilimento del PSUV cominciato subito dopo la morte di Chavez, quando fu inscenato un tentativo di omicidio ai danni di Henrique Capriles, leader dell’opposizione antichavista) e a infangare la memoria di un uomo, di un rivoluzionario, di un Comandante.
Chavez, il nuovo Libertador, si era formato in un’America latina violentata dalle feroci dittature locali e depredata dall’imperialismo statunitense e aveva, in questo arduo contesto, trovato il coraggio e la determinazione di impugnare il bolivarismo e di fare del Venezuela un’oasi di democrazia e di socialismo che ruggiva davanti alle fauci del capitalismo di quegli anni.
Sempre colorito nei suoi dibattiti, seppe utilizzare un’egemonia più gramsciana che leninista, un’egemonia che si sviluppava non dal Partito alle masse, bensì dalla società civile verso il Partito, per arrivare a plasmare, in termini marxisti, una più genuina sovrastruttura. Fu così capace di mirare ai punti strategici della società civile e di applicare una rivoluzione interna delle istituzioni, logorandone gli aspetti e le posizioni filo-borghesi e filo-americane con il ferreo obiettivo della giustizia sociale.
Maduro sarà pure un pessimo imitatore di Chavez, ma intanto contrattacca promettendo una risposta “costituzionale, rivoluzionaria e soprattutto socialista” a questo pericoloso responso elettorale. E soprattutto ha promesso battaglia alla legge di amnistia, voluta fortemente dall’opposizione, che andrebbe a liberare una serie di “assassini del popolo”, così definiti dal leader chavista.
Tuttavia adesso l’erede di Chavez si trova a governare un parlamento ostile, che ha anche i numeri per convocare un referendum e deporlo dall’incarico di capo dell’esecutivo.
Non ci resta che piangere? No, non ci resta che sperare, perché  il chavismo è vivo, perché il chavismo non è relegato semplicemente a governare o meno un paese, il chavismo oggi è ideologia, è il benessere che ha portato alle fasce più deboli della società venezuelana, è un esempio di socialismo genuino e sano, che solo bene ha fatto al Venezuela.Cesare è caduto pugnalato da suo figlio, ora si spera che questa volta Marcantonio trovi la forza di rovesciare Ottaviano.

venerdì 4 settembre 2015

CONCORSO: ESODO & SPERANZA

Libera la tua creatività e partecipa anche tu al concorso “Esodo e Speranza”, un contest artistico
aperto a disegnatori ed illustratori dedicato al tema:

FLUSSI MIGRATORI  
COLORI E FORME DI INTEGRAZIONE DEI POPOLI

La partecipazione è COMPLETAMENTE GRATUITA!
Le opere realizzate saranno esposte durante la festa de “La Rinascita 2015” e tutti i visitatori potranno votare la loro opera preferita.
In palio per il vincitore un buono da spendere presso Cartolibreria Arcobaleno a Bisceglie!


Il concorso ha come obiettivo quello di sensibilizzare la collettività sul delicato tema dei flussi migratori e dell'integrazione tra popoli attraverso una serie di immagini evocative, offrendo al contempo la possibilità agli artisti locali di poter esprimere e mettere in mostra la loro creatività e il loro talento.

L'auspicio è che una delle opere esposte durante il concorso possa diventare l'emblema della necessaria integrazione tra i differenti popoli  presenti sul nostro territorio, un processo che avvenga nel rispetto reciproco delle culture e delle tradizioni originarie di ciascuno. E soprattutto nel rispetto della dignità e della vita, diritti inalienabili dell'essere umano.


REGOLAMENTO:

CONCORSO “ESODO E SPERANZA”

Il concorso è interamente gratuito e destinato a disegnatori e illustratori sia professionisti che amatori.

Il tema delle opere deve riguardare l'IMMIGRAZIONE nonché, più in generale, tutto ciò che rimandi al titolo del contest “FLUSSI MIGRATORI – COLORI E FORME DI INTEGRAZIONE DEI POPOLI”.

Per iscriversi al concorso è necessario inviare una e-mail all'indirizzo concorsofgci@libero.it con oggetto ISCRIZIONE CONCORSO e contenente nome, cognome e un recapito telefonico del concorrente.
Per ragioni organizzative, la prenotazione alla partecipazione deve essere inviata entro e non oltre le ore 20.00 del 16/09/2015.

Sono ammessi al concorso solo gli autori stessi delle opere.
Per ciascun concorrente è consentito esporre un numero massimo di 2 illustrazioni.
A ciascuna opera deve essere assegnato un titolo.
Ogni artista potrà scegliere liberamente la tecnica da adottare per realizzare le illustrazioni, l'unico vincolo è l'utilizzo del formato A3 per quanto concerne le dimensioni, al fine di renderne più agevole e uniforme l'esposizione.

Le opere dovranno essere presentate in piazza Vittorio Emanuele in data 18/09/2015 tra le 19.00 e le 22.00 presso lo stand de “La festa della Rinascita” che ospiterà il concorso.
Qualora vi siano autori impossibilitati a far recapitare la loro opera in tale data, possono lasciare la stessa nei giorni precedenti l'inizio della festa presso la sezione “Antonio Gramsci” del PCdI sita in Bisceglie alla via Cialdini 22.

Lo stand del concorso “Esodo e Speranza” sarà aperto e visitabile a partire dalla mattina del sabato 19/09/2015, giorno in cui verrà contestualmente aperta la votazione. 

Tutti i visitatori della mostra potranno votare la loro opera preferita (1 sola) scrivendo il nome della stessa su un bigliettino e inserendolo nell'urna apposita. Il termine della votazione popolare è alle ore 19.00 di domenica 20/09/2015, orario in cui partirà lo spoglio e sarà proclamato il vincitore.

La consegna del premio pari ad un buono di 30 € da spendere presso Cartolibrearia L'Arcobaleno, C.so Uberto I a Bisceglie, all'autore dell'opera vincitrice avverrà domenica 20 settembre 2015 durante la “Festa della Rinascita 2015”.
In caso il vincitore non fosse presente, potrà contattarci scrivendo all’indirizzo e-mail concorsofgci@libero.it ovvero in forma privata alla pagina facebook FGCI Bisceglie, oppure presso la locale sezione PCdI Antonio Gramsci, via Cialdini 22 Bisceglie.

Con la partecipazione al concorso, l’artista dichiara e garantisce che i contenuti del materiale sono originali e che gli stessi non violano diritti d’autore e/o diritti connessi e/o diritti di sfruttamento commerciale e/o diritti di proprietà industriale e intellettuale di qualsiasi persona o entità.
Inoltre, con la partecipazione al concorso e con l’invio delle immagini, l’utente dichiara di essere in possesso delle necessarie autorizzazioni da parte dei soggetti eventualmente raffigurati nelle stesse.
Con l’invio del materiale infine, l’utente autorizza il promotore a pubblicare on line ed off line e a rendere fruibile al pubblico il materiale, anche dopo il termine finale del presente concorso.

N.B.: La partecipazione al concorso è subordinata all’accettazione incondizionata del presente regolamento in ogni sua parte.


                                                                                             

mercoledì 24 giugno 2015

PCDI E FGCI PER LA COSTITUENTE COMUNISTA

Verso la Costituente comunista, 12 luglio Assemblea nazionale a Roma! #IOCISTO

RIUNIONE PRECONGRESSUALE REGIONALE

La delegazione del Pcdi e Fgci di Bisceglie assieme al Segretario Nazionale del Partito Comunista d'Italia Cesare Procaccini, all'assemblea pre-congressuale regionale in vista della Costituente Comunista svoltasi a Taranto Venedì 19 Giugno.

NO ALLE TRIVELLAZIONI


venerdì 24 aprile 2015

ANTIFASCISTI SEMPRE


Il 25 aprile 2015 ricorre il 70° Anniversario della Liberazione d'Italia. E' un giorno fondamentale in quanto simbolo della vittoriosa lotta di resistenza militare e politica attuata dalle forze partigiane durante la seconda guerra mondiale.Proprio per questo abbiamo deciso di realizzare questo manifesto,che onora la memoria di tutti coloro che parteciparono alla Resistenza e di cui fecero parte numerosi compagni partigiani.
#antifascistisempre #25aprile #resistenza#liberazione #70anniversario

giovedì 26 marzo 2015

DA “LA BUONA SCUOLA” A “UNA SCUOLA ALLA BUONA”


Continuano le proteste nel mondo studentesco con la FGCI impegnata in prima linea accanto alle organizzazioni degli studenti per sostenere le manifestazioni contro l’ennesima riforma truffa della scuola.
La “buona scuola”, infatti, ultima trovata del governo in ambito di ristrutturazione del sistema scolastico italiano (ancora in fase di definizione e discussione) mira a demolire ciò che resta della pubblica istruzione, trasformando gli istituti italiani in delle vere e proprie aziende: i dirigenti scolastici, ai quali la riforma in cantiere affiderà ulteriori poteri gestionali, saranno a tutti gli effetti dei manager, mentre gli studenti saranno trattati come semplici consumatori ai quali vendere un prodotto sempre più scadente.
Ma la riforma in questione non convince nemmeno gli insegnanti. La continua e obbligatoria formazione imposta al corpo docente penalizza ulteriormente una categoria lavorativa già vittima di un lungo precariato. In tal proposito, persino l'ostentato assorbimento dei precari del mondo della scuola non rappresenta un frutto maturato dalle scelte del governo ma è stato in realtà un obbligo derivante da direttive europee. Per quanto riguarda gli studenti invece, l’eccessivo scollamento del sistema scolastico dal mondo del lavoro, unito alla grave crisi occupazionale giovanile, condanna intere generazioni ad anni di sfruttamento formativo privato e incertezza lavorativa.
In questo desolante quadro della scuola pubblica, conseguenza di decenni di politiche scellerate, il Ministro dell'Istruzione continua a destinare fondi agli istituti privati, anziché preoccuparsi quantomeno di garantire la sicurezza delle strutture scolastiche, molte delle quali in condizioni ai limiti dell'agibilità, e di ripensare i programmi di istruzione a tutti i livelli per fornire un'offerta formativa congrua alle esigenze delle nuove generazioni.
Quando pensavamo non si potesse fare peggio, sono arrivate le recenti dichiarazioni del Ministro del Lavoro Poletti che ritiene eccessivi i 3 mesi di vacanza concessi agli studenti nel periodo estivo, arrivando a sostenere la necessità di far lavorare gli studenti durante la bella stagione attraverso tirocini formativi (di cui peraltro non sono state ancora espresse le condizioni normative-retributive di lavoro).
Tutto questo senza considerare che alcuni studenti già svolgono qualche lavoretto estivo, purtroppo in molti casi in “nero” e in condizioni economiche da sfruttamento ottocentesco.
La FGCI pertanto ritiene assolutamente prioritario affrontare le reali questioni relative alla pubblica istruzione invitando il governo a confrontarsi direttamente con gli studenti e ad ascoltare le loro richieste e proposte, invece di continuare a reprimere le manifestazioni e ignorare il malcontento congiunto di ragazzi e docenti.
Non è attraverso i 3 mesi estivi che è possibile riallacciare la necessaria continuità tra formazione e lavoro, ma solo mettendo a punto una seria riforma dei programmi che valorizzi la preparazione professionale di tutti gli studenti nei diversi istituti, siano essi licei, istituti tecnici o professionali.
Le “riforme” dell’istruzione propinate dagli ultimi governi sembrano preferire lo sfruttamento alla formazione, continuando a ledere prima il diritto all’istruzione e di conseguenza il diritto al lavoro delle nuove generazioni, privilegiando gli slogan e il lavoro gratuito tramite lo strumento dell’apprendistato o con la continua formazione privata.
La FGCI, in quanto organizzazione giovanile a tutela dei diritti costituzionali fondamentali, è e resterà in prima linea accanto alle gravi problematiche denunciate dagli studenti, valutando molto negativamente  l’opera di smantellamento della pubblica istruzione messa in atto negli ultimi anni. Il disegno della “buona scuola”, alla stregua degli altri progetti posti in essere da questo governo, risulta inadeguato e distante rispetto alle reali necessità dell’intero paese. #bastachiacchiere


martedì 10 febbraio 2015

SPAZIO PER IL FUTURO

La piaga della disoccupazione continua ad imperversare in tutta Italia, con una percentuale di disoccupazione giovanile in crescita e di gran lunga superiore al 40% che, unita ai livelli di precariato, disegna un quadro agghiacciante della situazione lavorativa italiana.
La nostra città è tutt'altro che immune da tale fenomeno, anzi... Negli ultimi anni è fortemente cresciuto il numero di giovani tra i 18 e i 35 anni costretti a fare le valigie e abbandonare la nostra Bisceglie in cerca di un futuro in altre zone di Italia più prospere o addirittura all'estero. Il dato che colpisce particolarmente è che il nuovo fenomeno di emigrazione dalla nostra città verso altre mete riguarda soprattutto ragazzi con un grado di cultura medio-elevato, ovvero giovani in possesso di diploma di scuola superiore o addirittura laureati. Questo significa perdita di idee, energie e prospettive per il nostro territorio, la cui situazione rischia di peggiorare ulteriormente di qui ai prossimi anni qualora non si riesca ad invertire la rotta. Ma se da un lato la "fuga di cervelli" è frutto di una crisi economica globale e  pertanto anche il nostro paese ne segue l'andamento nazionale, è altrettanto vero che le politiche finora adottate dalla Regione Puglia e dall'Amministrazione comunale per arginare tale fenomeno appaiono ancora inefficaci. In proposito si rende sicuramente utile l'attivazione di alcuni tirocini formativi presso la pubblica amministrazione (Cantieri di cittadinanza), ma tale misura risulta ahimè non del tutto sufficiente per rispondere alle reali necessità occupazionali delle nuove generazioni.
Pertanto la FGCI di Bisceglie propone all'Amministrazione un progetto di impiego innovativo che potrebbe conciliare sia la necessità di occupazione per le nuove generazioni, sia un risparmio di risorse nel medio e lungo termine per le casse comunali: il co-working comunale.
Esso consiste nella condivisione di spazi fisici di lavoro e conoscenze tecniche da parte di professionisti appartenenti a diverse categorie.
In tal senso, il Comune potrebbe individuare degli immobili abbandonati, di sua proprietà, da attrezzare, allestire e assegnare gratuitamente (o eventualmente a canoni fortemente agevolati rispetto al mercato immobiliare) a giovani laureati sotto i 35 anni e che non hanno la possibilità economica di aprire uno studio professionale, considerando gli elevati costi che oggi questo comporta.
Il co-working, che si configura come innovativo stile di lavoro basato sulla condivisione di spazi e sulla socializzazione con altri professionisti, permetterebbe ai neolaureati non solo l'abbattimento dei costi fissi derivanti dall’avere un ufficio, ma favorirebbe la cooperazione e lo scambio di conoscenze tra professionisti appartenenti a settori diversi e potrebbe rappresentare un'esperienza rafforzativa del senso di coesione e collaborazione dell'intero tessuto connettivo sociale della nostra comunità.
Tale iniziativa, già adottata in diversi Comuni italiani con risultati soddisfacenti, potrebbe favorire spontaneamente lo start-up di piccole imprese e quindi rispondere attraverso il lavoro collettivo delle diverse figure professionali ai vari bandi europei, regionali e provinciali, ma persino sviluppare progetti che possano migliorare la nostra città (ad esempio una più efficace informatizzazione di interi settori della pubblica amministrazione locale o lo studio di un piano di viabilità e del traffico biscegliese, implementando un serio e diffuso percorso di piste ciclabili).
All'Amministrazione spetterebbe il semplice compito di individuare i luoghi fisici da destinare allo scopo e il reperimento delle risorse per l'allestimento degli stessi, magari sfruttando fondi provenienti da altri enti come la Comunità Europea o la Regione o persino eliminando alcuni sprechi.
Infine sarebbe opportuno che l'Amministrazione redigesse un regolamento per disciplinare  l'individuazione dei soggetti di riferimento e le procedure operative per la gestione dell’offerta di co-working, costruito su criteri auspicabilmente prioritari nei riguardi dei soggetti più meritevoli ed appartenenti alle fasce economiche più deboli della nostra città. Successivamente, si potrebbe scorrere la graduatoria ogni 6 mesi per offrire a tutti i richiedenti idonei la possibilità di usufruire degli spazi.
Non abbiamo la presunzione di ritenere la nostra proposta risolutiva dell’emergenza occupazionale, ma riteniamo possa essere un passaggio importante per favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. La speranza generale, comunque, è che ai toni esasperati tipici di un clima da campagna elettorale (con esponenti che già parlano di candidature a Sindaco), quantomeno si accompagnino proposte finalizzate al raggiungimento del bene comune.



sabato 11 ottobre 2014

L'ULTIMO INGANNO DEL GOVERNO

Il Partito dei Comunisti Italiani e la FGCI di Bisceglie intendono mettere in guardia i lavoratori e l'intera cittadinanza dall'ennesimo inganno del governo Renzi. Dopo la votazione in Senato della riforma Jobs Act si confermano scenari inquietanti nel mondo del lavoro, già messo in ginocchio dalla disoccupazione e dal precariato ormai dilaganti.
Questo esecutivo, scavalcando e minacciando il Parlamento attraverso il voto di fiducia, in piena coerenza con i governi precedenti, continua a colpire i lavoratori e quanti da sempre pagano i costi di politiche scellerate e classiste. Le misure economiche, lungi dall'avere al centro un criterio di redistribuzione della ricchezza, colpiscono i diritti e i salari di chi vive del proprio lavoro, aumentando diseguaglianze e prevaricazione e mettendo in discussione la dignità stessa del lavoro come nel caso dell'attacco all'articolo 18.
Non si supera la crisi economica riducendo i diritti faticosamente conquistati dalla classe operaia, ma estendendo gli stessi ad altre categorie di lavoratori, ad esempio le “false” partite iva, che pure risultando lavoratori autonomi al fisco, in realtà operano sistematicamente per conto di aziende senza poter godere dei diritti dei lavoratori dipendenti. Non è aumentando il precariato che si esce dalla crisi!
Questo purtroppo è ciò che si cela dietro le sigle e gli slogan altisonanti tanto cari a Renzi, banali trovate pubblicitarie da televendita mediasettiana attraverso le quali maschera lo smantellamento dello statuto dei lavoratori.
L'ultimo bluff riguarda il TFR che il governo vorrebbe “magnanimamente concedere” in parte in busta paga ogni mese: SONO SOLDI DEI LAVORATORI, il governo non regalerebbe nulla! Anzi il tfr al termine della carriera lavorativa dovrebbe servire a integrare le pensioni spesso insufficienti per poter condurre una terza età dignitosa.
Inoltre ci appare assurdo parlare di Trattamento Fine Rapporto quando il tasso di disoccupazione e precarietà nel nostro Paese è in costante aumento. Sarebbe auspicabile invece occuparsi delle modalità con cui favorire l'inizio dei rapporti lavorativi, specie delle giovani generazioni, e della loro stabilizzazione.
Per queste ragioni il PdCI sostiene le proteste che in questi giorni mettono fortemente in discussione questo modello di sviluppo, fra queste la grande manifestazione nazionale promossa dalla CGIL e da altre sigle sindacali prevista a Roma per il 25 ottobre.

Invitiamo tutte le persone che ancora si riconoscono nella salvaguardia dei diritti dei lavoratori come valori di base della Sinistra a prendere parte attivamente alle manifestazioni pacifiche di protesta conto le misure antipopolari e ultracapitalistiche del governo, che rischiano di riportare il mondo del lavoro in Italia ad una condizione ottocentesca fatta di padroni e servi.